Musica

Per Harloff la musica, tanto quanto il lavoro, era fonte di vita e di crescita interiore.

we are survival artistsLavoro e musica concettualmente confluiscono entrambi nell’aforisma a lui caro: Work is the Great Power” (Il Lavoro è la Grande Forza). 

La  musica è tutto per me. E’ la più grande di tutte le arti. E’ forse la più competa e la più totale. E’ matematica pura”, scriveva l’artista nel suo diario.

L'artista nel suo studio, anni '80. Sullo sfondo, l'album di Ornette Coleman

L’artista nel suo studio, anni ’80. Sullo sfondo, l’album di Ornette Coleman The Shape of Jazz to Come

Profondo intenditore di blues, possedeva ampie collezioni di musica etnica, dagli stornelli laziali ai ritmi dei dervisci turnanti della Turchia, oltre a possedere una conoscenza approfondita della musica classica, in particolare di quella di Pachelbel, Mozart, Zipoli e dei compositori italiani in genere.

E’ stato però il jazz ad avergli comunicato una nuova concezione del mondo, quella scintilla di conoscenza approfondita dal 1970 in occasione del suo approdo a New York, dove l’artista frequentava assiduamente musicisti jazz, in particolare l’amico Ornette Coleman, conosciuto a Parigi nel 1963, sassofonista che a suo dire è stato geniale sperimentatore e creatore del nuovo stile degli anni sessanta. 

Il rapporto speciale e vitale con il jazz ha introdotto Harloff all’attività illustrativa di cover  di dischi, come è avvenuto nel  caso, tra i numerosi altri, di Oeil*Vision (1964), uno dei migliori album del pianista e compositore francese Jef Gilson, oppure di Ornette Coleman. Body Meta (1978), LP registrato due anni prima dall’amico Ornette. Nel citato album Oeil*Vision, Guy commentava: “Amo il Jazz. Vorrei lavorare sempre più spesso con dei musicisti; al di fuori dei sentieri battuti, in un modo originale… si tratta per me di aprire nuove porte… spero che questo sia solo l’inizio”.

Harloff negli anni '80 (luogo e data non noti). Foto inviatami da Riccardo Ferroli, Novara

L’artista negli anni ’80 in una bancarella di dischi

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Copertina del disco Ornette ’59. Lenox School of Jazz, s.d.

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Copertina del disco Oeil*Vision, 1964

Oeil-Vision Interno del disco di Jef Gilson

Interno del disco Oeil*Vision, 1964

Ornette Coleman body meta

Illustrazione sulla cover interna del disco Ornette Coleman. Body Meta, 1978

Cover dell'album Charles MIngus. THe rarest on debut, Mythic sound-Debut records, 1987 copia

Cover di The Rarest on Debut. Charles Mingus Sideman, 1987

Lo stretto legame di amicizia con Coleman si confermava in Italia nell’occasione dell’apertura della mostra antologica che il Comune di Milano dedicava a Guy nell’aprile 1974 presso la Permanente di Milano.

Franco Fayenz, Coleman e Harloff, intervista per Il Tempo, Milano, aprile 1974 copia

Franco Fayenz, Ornette Coleman e Guy Harloff, intervista per “Il Tempo”, Milano, aprile 1974

Ornette era giunto da New York con la sua band per suonare alla serata inaugurale: tre quarti d’ora di concerto jazz alla presenza di un vasto pubblico, che gli tributava un successo strepitoso. I giornali ne parlarono come di un evento storico. In effetti il connubio arte-musica, che negli anni settanta era già praticato nelle gallerie d’arte al nord delle Alpi, per Milano era da considerare un’assoluta innovazione.

 

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L’artista con Ornette Coleman (sinistra), Renzo Cortina (centro) e James Ulmer (destra), Milano, aprile 1974. Courtesy Cortina Arte, Milano

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