Novità

Mercoledì 6 novembre 2019 inaugurerà presso il Centro Culturale di Milano una mostra monografica dedicata a Guy Harloff

GUY HARLOFF (1933-1991). ALCHIMIE E SINESTESIE

CMC Centro Culturale di Milano, Largo Corsia dei Servi, 4 – 20122 Milano

7 novembre-5 dicembre 2019

Inaugurazione mercoledì 6 novembre 2019, ore 18.30 con performance jazz del quintetto Jazz Rain e voce di Sania Gargano

a cura di Serena Redaelli

Organizzazione e Segreteria mostra: Archivio Guy Harloff – Studio d’arte Nicoletta Colombo, Milano

Ingresso gratuito

Suggerita donazione € 5

Orari

Lunedì-venerdì ore 10.00-13.00; 14.00-18.30. Sabato ore 15.30-19.00

Catalogo

Graphic & Digital Project srl, Milano

Info

Studio d’arte Nicoletta Colombo, Archivio Guy Harloff, Milano

Tel. 02875617 – Cell. 3333931516

Email: sere.greta@gmail.cominfo@nicolettacolomboarte.it

Guy Harloff Official Website: https://guyharloffartist.com

 

Centro Culturale di Milano – Largo Corsia dei Servi 4, 20122 Milano

Tel. 0286455162

www.centroculturaledimilano.it

Ufficio stampa

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Boot, 1974. Collage e inchiostri su carta, cm 29x21,5. Collezione privata

Guy Harloff, Boot, 1974. Collezione privata

Dopo le recenti mostre milanesi (2016 Galleria San Barnaba; 2018 Galleria Anna Maria Consadori) che hanno riportato alla luce la complessa personalità di Guy Harloff, artista-filosofo di fama negli anni settanta e ottanta, omaggiato al tempo da una monografica alla Permanente di Milano nel 1974, da personali presso le gallerie del Cavallino a Venezia, del Naviglio, Schwarz, Cortina e Carini a Milano, da presenze alla Documenta di Kassel (1972) e alla X Quadriennale di Roma (1977), la mostra odierna, realizzata con il Patrocinio del Comune di Milano, della Commissione europea e della Regione Lombardia, propone una selezione di opere realizzate dai secondi anni cinquanta ai finali ottanta, messe in dialogo con i più stimolanti temi culturali e artistici coltivati dall’autore. 

L’anima da apolide, la vastità degli interessi, gli spostamenti ininterrotti tra Parigi, New York, Milano, il Marocco, l’Iran, portavano Harloff a studiare il mondo del jazz (fu in rapporto di amicizia con Ornette Coleman e Charles Mingus), del cinema (collaborazioni con Vittorio De Sica e Arsenije Jovanović), della filosofia (cultore di Alchimia, Tantra, Sufismo e Cabbala ebraica), della letteratura e della critica d’arte (amicizia con Giovanni Arpino, Alain Jouffroy, Henry Miller, Franco Russoli, Harald Szeemann, Michel Tapié, Patrick Waldberg, ecc.), del grande collezionismo e di esponenti dell’arte internazionale (frequentazione di Peggy Guggenheim, Philip Martin, Alberto Giacometti, Francis Bacon). Entrato nei secondi anni cinquanta nel sodalizio della Beat generation (Allen Ginsberg, Peter Orlowsky, Gregory Corso e William Borroughs), si dedicava da quell’epoca alla pittura, eseguendo collage e chine colorate che seguivano un’ispirazione simbolica da miniaturista moderno, secondo l’ibridazione surreal-simbolista e neo-Dada con l’allegoria ebraica, orientale e araba, il tutto aggiornato nella traccia della personale accumulazione neo-barocca di segni

La mostra odierna presenta in circa quaranta opere l’evoluzione della sua complessa e inconfondibile poetica, scalata in un trentennio di soggetti prediletti: i mandala, le lettere dell’alfabeto, i vascelli del Grande Viaggio, i libri della conoscenza, gli ampi e complessi tappeti persiani, il cuore, l’albero della vita, l’alchemica Voie Royale, lavori accompagnati da locuzioni, scritte, titolazioni, datazioni e motti intesi a rafforzare la conoscenza. Accompagnano i dipinti le fotografie di Roberto Masotti, importanti ritrovamenti dall’Archivio Lelli e Masotti, che ritraggono l’artista sul suo galeone a Chioggia e in occasione dell’apertura della monografica alla Permanente di Milano (1974) inaugurata dalla band dell’amico Ornette Coleman. In mostra altre novità: sono esposte cover di dischi jazz disegnate da Harloff, foto documentarie, libri e cataloghi rari o introvabili, un prezioso esemplare di tappeto orientale (courtesy Mirco Cattai FineArt&AntiqueRugs, Milano), elemento di confronto con i Tapis harloffiani, oltre a una serie di “riletture” pittoriche dell’opera di Harloff realizzate dalla giovanissima artista Linda Caracciolo Borra (Linda Orbac), nipote del pittore Pompeo Borra.

Millenium... (La Lettre M), 1973. Collage e inchiostri su carta, cm 38,5x30. Collezione privata

Guy Harloff, Millenium… (La lettre M), 1973. Collezione privata

Je voudrais voir mon coeur... (i disegni dopo l'infarto), 1975, collage e inchiostri su carta, cm. 21x22. Collezione privata

Guy Harloff, Je voudrais voir mon coeur… (i disegni dopo l’infarto), 1975. Collezione privata

L’esposizione prevede la proiezione di cortometraggi realizzati da Harloff, appassionato cinefilo, ritrovamenti fin qui rimasti inediti e concepiti dall’autore come integrazione della sua opera.

Accompagna la mostra il catalogo edito da Graphic & Digital Project srl., che riunisce testimonianze inedite e curiosità sulla vita e la produzione dell’artista.

L’evento è inserito nel contesto di BOOKCITY MILANO 2019 e verrà posto in dialogo con iniziative relazionate a concomitanti avvenimenti musicali.

In ricordo del memorabile concerto jazz di Ornette Coleman e della sua band alla personale di Harloff alla Permanente di Milano nel 1974, il quintetto Jazz Rain suonerà al vernissage brani jazz anni cinquanta e sessanta, accompagnati dalla voce della cantante Sania Gargano

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dito che indicaSito IBC Irma Bianchi Communication – Guy Harloff

 


ALCUNI SIMBOLI USATI DA GUY HARLOFF NELLE SUE OPERE

“I simboli sono ovunque… sono semplicemente porte che si aprono su altri mondi, su altre realtà…”

Guy Harloff

Ricorre spesso la scritta WORK IS THE GREAT POWER… per Harloff “il tavolo di lavoro è sacro, è un luogo del rituale, in cui grazie al lavoro l’artista si trasforma, cerca di diventare un essere migliore”.

L’OCCHIO “è il simbolo della visione, della consapevolezza, della comprensione… le imbarcazioni del Mediterraneo hanno occhi sulla prua, dipinti o scolpiti, per assicurare un viaggio sicuro”.occhio harloffLa LAMPADINA significa “realizzazione improvvisa, quell’istante di immediata totale comprensione, quando sopraggiunge la pace”.

The Lightbulb..., 1983, collage e inchiostri su carta, cm 25,3x15,5

The Lightbulb, 1983. Collezione privata

La SCALA: la scala, al pari dell’ALBERO DELLA NAVE, rappresenta l’ascendere dell’essere lungo l’asse. “Le parti verticali della scala sono maschili – Yang . Le parti orizzontali della scala sono femminili – Yin”. 

Coinnassance, 1971, collage e inchiostri su carta, cm. 69,5x46,5. Collezione privata -

Connaissance, 1971. Collezione privata

Il COLTELLO, la SCOPA: “Tagliare il nodo gordiano, essere liberi, essere liberi…”. “Abbiamo bisogno delle scope, di molte scope – per spazzare via tutto ciò che non è buono nella nostra vita”.

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La grande pyramide, 1963. Collezione privata

Le LETTERE DELL’ALFABETO (“alfabeto incompleto”, mancante delle lettere B e K): l’uso delle lettere dell’alfabeto non è mai casuale per Harloff. La E, ad esempio, “sta per Eva, la donna primordiale… è evoluzione, elevazione, energia, elisir di lunga vita… è la vitamina E”.

E, 1986, cm 36x31. Di Gabriele Vianelli, Chioggia (amico di Ferroli)

E, 1986. Collezione privata

Il RIGHELLOè uno strumento per conoscere se stessi. Significa misurare se stessi, conoscere i propri limiti, e sapere dove siamo…”.

Il n'est pas trop tard (2)

Il n’est pas trop tard, 1963. Collezione privata

L’UOVO “è alchemico. E’ il grande contenitore. E’ nascita. E’ anche “l’oeuf dur mayonnaise” dei ristoranti francesi da quattro soldi dove noi artisti andavamo quando eravamo senza soldi a Parigi”.

The Egg, 1988, cm 31x 22,5. Di Massimo Vianelli

L’uovo, 1988


A (The Lips are closed...), 1987, cm 44x29.

A (The Lips are closed…), 1987, collage e inchiostri su carta. Collezione privata

“La A dei miei quadri è soltanto la prima lettera dell’alfabeto, forse la aleph dei cabalisti, la radice spirituale di tutte le altre lettere, che racchiude nella sua essenza l’intero alfabeto e perciò tutti gli elementi del discorso umano. Io uso tutti gli alfabeti nelle mie opere, frasi in tutte le lingue, simboli sacri che ho scoperto nelle mie ricerche e che sono ancora attivi in noi. E anche i colori. Per gli occidentali i colori sono tre, mentre i colori sono quattro, c’è anche il nero e gli orientali lo sanno benissimo! Le mie tecniche, l’uso dei colori, dei materiali, non è mai casuale. Quella A è una A. Non voglio avere a che fare con la politica perché ho avuto tristi esperienze in passato […]. Per me il lavoro è un baluardo dal quale difendo la mia individualità”.

(da un’intervista a Harloff realizzata nel 1988 da Franco Bunčuga)


Quando si trovava a New York, Guy Harloff alloggiava da sempre al Chelsea Hotel, vero porto di mare dove transitavano o risiedevano artisti, musicisti, cineasti, direttori di musei, avventurieri. 

Ecco una fotografia di Claudio Edinger, realizzata nei primi anni ottanta, che ritrae l’artista nella sua stanza del Chelsea Hotel

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